Esistono davvero cani buoni e cani cattivi?

cani buoni e cani cattivi

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È un luogo comune: il Labrador è l’amichevole cane di famiglia e il pastore tedesco sarà un buon cane da guardia per la casa. O ancora, Pitbull e Rottweiler sono cani pericolosi e aggressivi.

Ma è davvero così? Esistono davvero cani buoni e cani cattivi? Il loro comportamento e carattere deriva dalla loro razza?

Vediamo insieme come nasce il mito di cani buoni e cani cattivi e quanto c’è di vero nelle credenze comuni.

Cosa dice la scienza su cani buoni e cani cattivi

Sfatiamo subito questo mito dell’esistenza di cani buoni e cani cattivi: la scienza afferma che la genetica di razza può determinare meno del 30% del carattere dell’animale. MENO DEL 30%!

La genetica individuale e la razza, quindi, non sono fattori indicativi affidabili in tutto ciò che riguarda la personalità di un cane.

I labrador quindi non saranno per forza cani buoni e i cani cattivi non saranno certamente solo i Rottweiler!

Sempre parlando di genetica, sicuramente le caratteristiche fisiche, come il colore del pelo e la forma del corpo, sono facilmente osservabili. I tratti comportamentali, invece, sono più difficili da stabilire poiché è provato che questi vengano influenzati dalle relazioni e dall’ambiente in cui cresce e vive.

Gli studi effettuati indicano che alcuni dei tratti, come l’aggressività o la socievolezza, non sono omogenei tra individui della stessa razza. Questi tratti possono essere presenti anche in razze alle quali, nel quotidiano, non sono tipicamente attribuiti.

Cosa determina il carattere del cane

La fase di socializzazione è un momento molto importante perché influisce notevolmente nel costruire sicurezze (o insicurezze) e nel formare esperienze rilevanti per la crescita del cane.

Questa fase è, infatti, il periodo della vita in cui un cucciolo impara a interagire con altri membri della sua specie, con altre specie, e con il suo ambiente abituale e familiare.

La fase di socializzazione si sviluppa, nel cane, principalmente tra le tre e le sedici settimane di vita.

Esperienze negative e positive lasceranno inevitabilmente un segno profondo nel carattere del cane.

Soprattutto le esperienze poco piacevoli creando paure e comportamenti molto difficili da cambiare in seguito. Saranno comportamenti che potranno essere poi corretti con un percorso educativo adeguato e mirato.

La lista delle razze di cani “pericolosi”

Redatta nel 2006, rivista nel 2009 e rilanciata nel 2013, l’Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani del 6 agosto 2013 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 209 del 6 settembre 2013.

Questa lista ha contribuito ad insinuare il dubbio che esistano cani buoni e cani cattivi a priori, senza considerare gli elementi importanti che abbiamo citato precedentemente.

Nella sua originaria versione era stata divulgata anche una lista dei “cani aggressivi”, che elencava le razze canine “pericolose” per le quali era obbligatorio usare guinzaglio e museruola in luoghi pubblici.

Le razze di cani pericolose secondo l’Ordinanza, abolita poi nel 2009, erano:

  • Labrador;
  • Cocker Spaniel;
  • Bullmastiff;
  • San Bernardo;
  • Akita;
  • American Bulldog;
  • Alano;
  • Rottweiler;
  • Cane da pastore di Ciarplanina;
  • Cane da pastore dell’Anatolia;
  • Cane da pastore dell’Asia centrale;
  • Cane da pastore del Caucaso;
  • Cane da Serra di Estrela;
  • Fila Brasiliero;
  • Mastino napoletano;
  • Perro de canapo majoero;
  • Dogo canario;
  • Pitbull mastiff;
  • Pittbull terrier;
  • Rafeiro do Alentejo;
  • Doberman;
  • Pastore tedesco;
  • Bull Terrier;
  • Tornajak;
  • Tosa Inu.

So che già dal primo nome, avrai storto il naso!

Eh sì, nella lista c’è anche il Labrador: il cane comunemente associato alle famiglie.

Bisogna specificare che per “aggressivi” si intendono quei cani che in determinate situazioni di stress, possono rivelarsi più aggressivi e agguerriti rispetto ad altre razze.

Nelle classificazioni comunemente usate per definire un soggetto pericoloso invece devono essere considerati diversi elementi che prescindono dalla razza come:  la capacità fisica di arrecare gravi danni in caso di attacco, considerando fattori come la taglia, la muscolatura o il potere mordace, nonché la difficoltà che potrebbe avere il tuo tutore per trattenerti in tali circostanze, a causa della mancanza di formazione o istruzione.

Nessun cane di piccola taglia citato. Questo rende la cosa ancora più pericolosa.

Un proprietario medio infatti, ritenendo il suo cane di piccola taglia “innocuo” tende a minimizzare comportamenti aggressivi derivanti da una gestione sbagliata. Di conseguenza, il cane di taglia grande (quindi comunemente pensato come più pericoloso) è “controllato”, mentre il cane di piccola taglia, seppur aggressivo, viene lasciato allo sbaraglio.

Questo documento aveva acceso i toni della discussione, sia perché presenti errori nella nomenclatura delle razze, sia perché, come aveva sottolineato lo stesso ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana), vi era una “inconsistenza scientifica di una lista di tipologie canine a rischio di aggressività”, e sottolineando che:

“Le radici di una potenziale pericolosità di alcuni soggetti debbano invece ricercarsi nel rapporto tra l’uomo e il cane”.

Anche l’ENCI, quindi, confermava che non esistono cani buoni e cani cattivi, ma solo proprietari che non sanno gestire e/o addestrare il proprio cane!

La lista di cani pericolosi proposta nel 2006 venne già abolita nel 2009 dopo le varie critiche. Nel 2020 a Milano sono entrate in vigore delle nuove normative per i proprietari di animali da compagnia considerati “pericolosi”.

La normativa in Italia su “cani buoni e cani cattivi”

In Italia, alcune compagnie assicurative tengono molto in considerazione questa lista. Infatti molti elevano il premio dell’assicurazione nel caso di polizze di animali dalla “reputazione aggressiva”.

Più che aggressivi, questi cani vengono definiti cani “impegnativi”, appunto perché ad influire è la loro storia personale, passata e presente.

Il cane più pericoloso del mondo? Il padrone!

Sostanzialmente non esistono cani buoni e cani cattivi né razze più pericolose di altre. Semplicemente ad influire sul carattere del cane è il rapporto che si viene a creare tra padrone e cane.

Tutto si può ridurre ad una semplice affermazione: non esistono cani buoni e cani cattivi, ma esiste una cattiva gestione del cane.

Dietro agli episodi di aggressione da parte dei cani c’è quasi certamente una cattiva gestione dell’animale e una non corretta gestione ed educazione da parte del proprietario.

Dare per scontato che il proprio cane sia sempre buono, in ogni circostanza e di fronte a chiunque, è un errore. Così come classificare un cane aggressivo solo perché in un determinato contesto, con determinate persone e in determinate condizioni ha manifestato comportamenti di tensione.

Bisogna imparare a comunicare, capire e interagire con il proprio cane.

Il problema non riguarda la razza del cane.

Quando si adotta un cane, infatti, non bisogna sceglierlo tra la lista dei cani buoni e cani cattivi comunemente detti e ritenersi salvi!

Perché alla base di ogni comportamento c’è la gestione a cui il proprietario sottoporrà il cane dopo averlo adattato.

Succede certamente che alcuni proprietari adottino cani di razza grande o comunemente pensati come “aggressivi” proprio per finalizzarli a quello scopo, ma è una netta minoranza.

Molto più spesso gli episodi di aggressività dei cani derivano da situazioni di scarsa conoscenza della corretta gestione, unite ad una lettura dei segnali comunicativi dei cani non esperta.

Risolvendo questi due punti il 90% delle aggressioni di cani, sia sugli animali, che sull’uomo, si potrebbero evitare.

Per questo farebbe certamente bene avere una base comune per tutti i proprietari per conoscere l’ABC della corretta gestione del cane

Ed è proprio per questo che ci impegniamo settimanalmente per scrivere articoli utili e produrre i nostri manuali informativi.

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